Cos’è

L’acufene è un rumore più o meno intenso, percepito in una o entrambe le orecchie, molto spesso consistente in un fischio o un ronzio, che in realtà non arriva dall’esterno ma viene prodotto dall’apparato uditivo stesso.

Nella maggior parte dei casi è dovuto a una disfunzione delle cellule acustiche che si trovano nella chiocciola, o coclea, cioè la parte anteriore del labirinto, deputata selettivamente a recepire gli stimoli uditivi.

L’acufene può durare pochi secondi e poi scomparire, ma può anche diventare cronico e persistente, con una percezione del suono continua, di giorno e di notte, che determina un forte peggioramento della qualità della vita del paziente. Circa il 10% della popolazione ha un acufene cronico. Di questi pazienti una parte tende ad abituarsi al disturbo, mentre il 5-6% lo riferisce come disturbante, o molto disturbante per le attività quotidiane.

In alcuni casi, ai sintomi uditivi si associano vertigini e giramenti di testa: un possibile campanello d’allarme della presenza di altre patologie, come l’ipertensione arteriosa o la sindrome di Ménière, caratterizzata da un aumento della pressione dei liquidi all’interno del labirinto. Più raramente acufeni e vertigini possono indicare la presenza di un tumore del nervo acustico.

Le cause

L’acufene è in genere il sintomo di un processo patologico delle strutture auricolari, innescato, oltre che da alcune malattie sottostanti, anche da traumi, infezioni e dall’impiego di alcuni farmaci.

Un trauma acustico in grado di generare un acufene può essere causato da un rumore molto forte e improvviso, come uno sparo (il problema è molto diffuso tra i cacciatori), oppure dall’esposizione prolungata ad ambienti particolarmente rumorosi, come discoteche, officine, ecc.

Anche l’utilizzo di alcuni farmaci può creare danni a livello delle cellule acustiche dell’orecchio. Ad esempio l’acido acetilsalicilico (aspirina), a dosi elevate, ha un effetto ototossico, così come alcuni antibiotici e antimalarici.

Eventuali disfunzioni dell’articolazione temporo-mandibolare possono infine causare infiammazione e conseguente sensazione di ovattamento uditivo o percezione di scrosci durante i movimenti della bocca.

Il trattamento

Una volta effettuata la diagnosi specialistica, auspicabilmente entro 3 mesi dalla comparsa dell’acufene, per evitarne la cronicizzazione, si può intervenire con un trattamento adeguato, in relazione alle cause specifiche del disturbo in ogni singolo paziente.

Una terapia dunque fortemente personalizzata che può prevedere l’impiego di farmaci antiinfiammatori, ma che più in generale è rivolta a rendere sopportabile il fastidio, attraverso la costruzione di un processo di abitudine. In pratica è necessario spostare l’attenzione del paziente da un fastidio che gli causa stress, agitazione e persino depressione, a una percezione cognitiva che non considera più il rumore come disturbante, accettandolo.

Per far raggiungere al paziente questa condizione, si usa spesso una terapia di desensibilizzazione chiamata TRT (Tinnitus Retraining Therapy), basata su una forma di allenamento dell’apparato uditivo a percepire suoni più gradevoli “mischiati” al fischio dell’acufene.

Nel caso l’origine del disturbo sia un problema a livello dell’articolazione tempo-mandibolare, un trattamento viscosupplettivo specifico con infiltrazioni di acido ialuronico è utile per ritrovare una buona funzionalità articolare, migliorando l’occlusione.

 

Ultimo aggiornamento 10/08/2016