Con il temine “rinite” si indica un gruppo eterogeneo di patologie caratterizzate da infiammazione della mucosa nasale associata ai seguenti sintomi: starnutazione, rinorrea sierosa anteriore o posteriore, ostruzione nasale, prurito nasale, lacrimazione, alterazioni della sensibilità olfattiva etc. Questi sintomi possono alterare la qualità della vita, disturbare il sonno e interferire con le normali attività lavorative.

La classificazione delle riniti può tuttavia presentare qualche difficoltà, non esistendo un criterio di distinzione “ufficiale” ed universalmente condiviso; ogni Società Scientifica utilizza spesso terminologie diverse per identificare la stessa problematica.
Una proposta di classificazione completa che può senz’altro rappresentare un valido spunto arriva dalla tabella delle rinopatie* accettata dalla Commissione per le linee guida ARIA (Allergic Rhinitis and its Impact on Asthma).

Per quanto riguarda il percorso diagnostico, mentre per le forme infettive ed allergiche esistono test ormai standardizzati, per tutte le altre forme non vi è ancora accordo in letteratura circa gli aspetti epidemiologici, i criteri diagnostici – classificativi e l’orientamento terapeutico.

Ad esempio, le riniti non allergiche spesso non vengono identificate e spesso sono definite semplicemente come riniti vasomotorie aspecifiche, o fatte rientrare in una generica iperreattività aspecifica nasale.

Dal punto di vista clinico le riniti non allergiche sono caratterizzate da sintomatologia nasale cronica (starnutazione, rinorrea anteriore o posteriore, congestione nasale) che si manifesta in assenza di stimoli di natura allergica o infettiva e di cause specifiche (immunologiche, infettive, farmacologiche, anatomiche, ormonali, ecc.); una caratteristica tipica di queste forme è l’ipereattività nasale scatenata da stimoli aspecifici, quali fumo di sigaretta, variazioni di temperatura, ecc.

La prevalenza esatta e l’impatto della rinite non allergica non sono ben definiti come per la rinite allergica. I dati di incidenza variano infatti fra percentuali del 14-23% della popolazione delle nazioni industrializzate (Fra i 19 e 20 milioni di pazienti negli Stati Uniti e circa 50 milioni di pazienti in Europa).

Il reale impatto economico di tale patologia è estremamente sottostimato. Alcuni studi hanno riportato che, oltre alle ore lavorative perse a causa di tale patologia, i pazienti affetti da rinite non allergica ricorrono più frequentemente di altri malati a visite mediche specialistiche (da 2 a 4 volte più dei malati di asma, 6-8 volte più dei pazienti affetti da sinusite acuta e più del doppio rispetto a tutti gli altri ammalati).La rinite cronica

La diagnosi richiede un preciso iter diagnostico e si basa essenzialmente sull’esclusione di allergie, di infezioni o di difetti anatomici del naso. La diffusione in ambito clinico della citologia nasale ha permesso di migliorare la diagnosi differenziale delle riniti non allergiche.
Attualmente sono stati individuati 7 sottotipi di questa problematica, ma la classificazione potrebbe non essere ancora completa:

  1. Rinopatia idiopatica non allergica vasomotoria
  2. Rinite non allergica con eosinofilia
  3. Rinite atrofica
  4. Rinite senile
  5. Rinite gustativa
  6. Rinite medicamentosa
  7. Rinite indotta da ormoni
*Classificazione delle rinopatie secondo il Prof. Matteo Gelardi (Specialista in Otorinolaringoiatria e Fondatore e Presidente dell’Accademia Italiana di Citologia Nasale).