Il respiro e la sua corretta funzionalità possono influire sulla qualità del sonno e di conseguenza sulla qualità della vita. Tra i diversi disturbi del sonno, l’OSAS (acronimo dall’inglese Obstructive Sleep Apnea Syndrome) ovvero sindrome delle apnee ostruttive notturne, rappresenta un disordine cronico che può portare a complicazioni generali di vario tipo, a volte anche gravi.
La pronta diagnosi e l’individuazione della terapia specifica sono fondamentali per risolvere tempestivamente questo disturbo, il cui impatto sulla vita sociale di chi ne è colpito, e di chi gli sta accanto, è molto rilevante e implica difficoltà sul lavoro, alla guida, nell’interazione personale e familiare.

Che cos’è l’apnea ostruttiva

Per apnea ostruttiva si intende un’interruzione del respiro superiore ai 10 secondi, in cui il passaggio dell’aria è ostacolato e si compiono sforzi meccanici respiratori per vincere questa resistenza, nonostante i comandi nervosi e l’attività dei muscoli respiratori siano presenti. Si parla di OSAS quando si verificano più di cinque apnee per ogni ora di sonno. Il continuo reiterarsi delle apnee induce una serie di micro o macro risvegli che impediscono al soggetto di raggiungere il necessario sonno profondo, alterando drasticamente quel normale pattern di riposo funzionale al delicato bioritmo fisiologico dell’organismo.

Le cause delle apnee notturne

Nei soggetti adulti, la porzione maggiormente responsabile delle apnee notturne è la regione faringea, le cui pareti, in presenza di determinati fattori di rischio, tendono a collassare, causando l’ostruzione respiratoria alla base della sindrome.
I fattori di rischio implicati possono essere:
– eccesso di tessuto adiposo;
– lassità delle pareti faringee;
– deformità rinosettali;
– ipertrofia della lingua;
– anomalia nei rapporti tra tessuti molli e ossa (mascellare e mandibola).
Da un punto di vista epidemiologico, l’OSAS colpisce circa il 4% degli uomini e il 2% delle donne in età compresa fra i 30 e i 60 anni, percentuali che presentano trend in aumento oltre i 65 anni di età.
Le apnee vengono suddivise in lieve, moderata e severa, in base al numero e agli effetti sull’organismo, e differiscono tra loro in riferimento al numero e alla gravità degli episodi apnoici. Diversi sono quindi gli approcci terapeutici attuati.

I sintomi della sindrome delle apnee ostruttive notturne

Chi soffre di OSAS è facilmente riconoscibile – soprattutto se non dorme da solo – perchè è un forte russatore. I sintomi, tuttavia, si evidenziano con maggiore gravità e rilevanza nell’arco della giornata, e riguardano:
– sonnolenza diurna;
– mal di testa;
– senso di fatica cronico;
– cambiamenti dell’umore fino alla depressione;
– diminuzione della libido.
Se non trattata, l’OSAS può manifestare anche aritmie cardiache, patologie cardiovascolari ed emorragie cerebrali.


La diagnosi dell’OSAS

Al presentarsi dei sintomi indicati, la diagnosi si basa su esami oggettivi, tra cui il principale è la polisonnografia, ovvero un monitoraggio respiratorio e cardiologico durante il sonno, che consente di evidenziare con certezza gli eventuali episodi di apnea, quantificandone numero, durata e gravità.
Un altro esame clinico è la rinofibroscopia, che può fornire preziose informazioni sullo spazio delle vie aeree e sulle caratteristiche anatomiche del faringe, della base lingua e del palato molle.

L’approccio terapeutico alla sindrome delle apnee ostruttive notturne

L’approccio terapeutico per l’OSAS è necessariamente multidisciplinare e multi-target, e le terapie disponibili oggi sono di tipo medico, meccanico e chirurgico, combinate dallo specialista a seconda della gravità e della tipologia della sindrome.

La terapia chirurgica

La terapia chirurgica permette di adottare soluzioni che puntano ad essere definitive, poiché intervengono sulla sede specifica del problema che origina l’OSAS. Il trattamento chirurgico considerato oggi più efficace nelle forme severe, e che permette quasi sempre di eliminare del tutto la C-PAP dalla vita quotidiana, è l’avanzamento maxillo-mandibolare.
L’operazione consiste nella osteotomia (taglio delle ossa) della mascella e della mandibola che vengono riposizionate e fissate con placche in titanio in una posizione più avanzata, aumentando così lo spazio aereo posteriore. Gli avanzamenti che si possono ottenere con questo intervento arrivano fino a 15 mm. Nelle forme di OSAS più gravi o in presenza di malformazioni cranio-facciali, si possono ottenere avanzamenti maggiori, ricorrendo alle tecniche di osteodistrazione, oggi lo “stato dell’arte” nel campo del trattamento OSAS. Questa tecnica si esegue in due tempi chirurgici: prima si esegue la sezione della mandibola e si applica un “distrattore”, ovvero un dispositivo per allungare gradualmente, giorno dopo giorno, l’osso sezionato, permettendo così all’organismo di rigenerare poco alla volta l’osso all’interno della linea di sezione. In un secondo tempo, una volta raggiunto l’avanzamento desiderato, si rimuove il dispositivo e si procede all’ottimizzazione del rapporto di posizione fra mascellare e mandibola.

Il post-operatorio

Solitamente ben tollerato, il decorso post-operatorio si basa su alcune semplici istruzioni da seguire che permettono già dopo poche settimane di rendere il paziente indipendente dall’uso della C-PAP o di altri dispostivi:
– dieta soffice;
– lavaggi delle fosse nasali;
remodelling con acido ialuronico, mediante nebulizzazioni locali di acido ialuronico 9mg APM – Alto Peso Molecolare  per ridurre edema nasale e migliorare il flusso aereo;
– eventuali refinements odontoiatrici.

La terapia medica

La terapia medica si basa su alcune norme igieniche che portano spesso a un immediato miglioramento della patologia, relative a correzione e cambiamento della postura durante il sonno e al calo di peso (in particolare per i soggetti obesi).
Nel lungo periodo tale approccio non sempre si rivela risolutivo in via definitiva, poiché tendono a presentarsi recidive.
è inoltre importante eliminare, o ridurre drasticamente, alcol, benzodiazepine, narcotici e barbiturici, elementi che influenzano il respiro e la frequenza degli episodi apnoici.

La terapia meccanica per la sindrome delle apnee ostruttive notturne

La terapia meccanica consiste nell’uso di due tipi di device: i dispostivi orali, molto efficaci soprattutto nelle forme lievi o moderate di OSAS, e la C-PAP (acronimo dall’inglese Continue Positive Air Pressure), estremamente efficace anche nelle forme più gravi.
Con lo scopo di modificare durante la notte i rapporti tra mascellare e mandibola, i dispositivi orali sono apparecchi costruiti dall’odontoiatra/odontotecnico e permettono di guidare la mandibola in protrusione, con conseguente aumento dello spazio aereo posteriore grazie alla trazione esercitata sulla lingua.
La C-PAP è un dispositivo che “spinge” aria a pressione positiva all’interno delle vie aeree per mezzo di una maschera. Ad oggi garantisce la risoluzione della malattia in una percentuale molto vicina al 100% dei casi. Tuttavia presenta problemi di accettazione e uso continuo da parte dei pazienti (compliance), a causa della rumorosità che disturba il sonno di chi dorme con chi soffre di OSAS e il suo utilizzo non è sempre pratico quando si viaggia, inoltre il comfort è fortemente limitato dalla maschera schiacciata sul viso durante il sonno.
Infine, la C-PAP, sebbene molto efficace nel controllo della sintomatologia, non interviene sulle cause della sindrome.

Dott. Andrea Ferri, Specialista in Chirurgia Maxillo-Facciale
Unità operativa di Chirurgia Maxillo-Facciale (Direttore Prof. Enrico Sesenna)
Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma