Il Dott. Pellegrino Cataldo, Responsabile U.O. Otorinolaringoiatria del Presidio Ospedaliero Salvatore Cimino di Termini Imerese (PA), spiega le differenze tra le varie forme di riniti e sottolinea l’importanza di un trattamento tempestivo nella prevenzione di eventuali complicanze.

Riniti allergiche e non allergiche: quali differenze?
Le riniti allergiche sono causate da una ipersensibilità specifica a una determinata sostanza presente nell’ambiente e possono essere stagionali o perenni.

Le riniti non allergiche sono invece un’entità “polimorfa” che riconosce diverse cause. Quelle infettive e infiammatorie si distinguono perché caratterizzate da acuzie, ovvero dall’intensità della sintomatologia, mentre quelle non infiammatorie – che possiamo catalogare come vasomotorie – sono determinate da un problema di ipersensibilità aspecifica. In pratica la causa non è da ricercare nella reazione a una particolare sostanza, perché in un certo senso è il naso stesso a essere ipersensibile.

Soprattutto quando le mucose entrano in contatto con aria la cui temperatura varia rapidamente, come avviene ad esempio nel brusco passaggio da un ambiente riscaldato a uno più freddo, si scatena un riflesso chiamato vasomotorio. Il naso ha tra le sue funzioni quella di riscaldare l’aria inspirata dalle narici, e in presenza di aria fredda le formazioni carnose che si trovano all’interno delle fosse nasali, chiamate turbinati, si riempiono di sangue per assolvere lo scopo.
Quando questo riflesso è eccessivo, si scatena la reazione vasomotoria, con ostruzione nasale e comparsa di altri sintomi simili a quelli allergici.

Come e quando intervenire su queste patologie?
Prima di tutto è necessario comprendere che, trasversalmente a tutti i tipi di riniti, dal punto di vista anatomo-patologico si verifica sempre un danno alla mucosa nasale, a causa dell’agente infettivo, oppure di alcune sostanze – come l’istamina – prodotte dalla reazione allergica.

è qui che bisogna intervenire, ed è qui che si inserisce l’impiego di una terapia con nebulizzazioni nasali di acido ialuronico 0,3% ad alto peso molecolare.
L’acido ialuronico è efficace in queste situazioni perché garantisce una rapida riparazione della mucosa danneggiata.
Tra l’altro, nelle forme allergiche può essere usato anche come trattamento preventivo, rendendo la mucosa nasale più resistente alle “aggressioni”.
La reazione allergica si scatena quando l’allergene entra in contatto con la mucosa; l’acido ialuronico, formando una sorta di film protettivo, ostacola il processo, agevolando allo stesso tempo la rimozione delle particelle nocive attraverso il meccanismo di “pulizia” chiamato clearance mucociliare.

Il trattamento con acido ialuronico può contribuire a ridurre l’uso degli antibiotici nelle forme batteriche?
Sotto questo aspetto l’acido ialuronico, somministrato per mezzo di nebulizzazioni nasali è fondamentale, perché depositandosi sulle mucose e formando il film protettivo di cui si diceva prima, ostacola l’adesione batterica. Coadiuvando l’azione dell’antibiotico ne aumenta così l’efficacia ed evita il fenomeno delle resistenze batteriche. Per questo è molto utilizzato nelle forme infettive.

Per la stessa ragione, un altro ambito in cui l’acido ialuronico trova largo impiego è quello post-operatorio, ad esempio negli interventi di settoplastica. In queste situazioni accelera la guarigione della mucosa “maltrattata” e impedisce allo stesso tempo le sovrapposizioni batteriche.

A quali conseguenze si può andare incontro senza un trattamento tempestivo?
I ripetuti insulti alla mucosa nasale che si verificano sia nelle forme allergiche, sia in quelle non allergiche vasomotorie, possono causare un edema progressivo della mucosa, che si può così riempire di liquidi e, gonfiandosi, evolvere verso la poliposi nasale. Inoltre, quando la mucosa si gonfia, si verifica un’ostruzione dei dotti di sbocco dei seni paranasali: le secrezioni mucose ristagnano allora in queste cavità, portando a complicanze infettive come la rinosinusite.

Da sottolineare infine che un trattamento tempestivo serve a prevenire altri disturbi correlati e altrimenti quasi inevitabili, come ad esempio la cefalea, problema molto sentito dai pazienti, spesso vissuto come un fastidioso ostacolo alle normali attività quotidiane.