Il Dott. Alberto Macchi, Specialista in Otorinolaringoiatria della Clinica ORL dell’Università degli Studi dell’Insubria, Azienda Ospedaliera Universitaria, Ospedale di Circolo e Fondazione Macchi di Varese, ci parla delle alterazioni dell’olfatto. Si tratta di disturbi poco conosciuti e considerati, che invece possono essere fonte di profondo disagio per i pazienti che ne soffrono.

Disturbi legati all’olfatto: quali sono i più comuni? Cosa comportano?
Spesso tendiamo a dimenticare l’importanza dell’olfatto, un senso invece fondamentale per moltissime funzioni della vita quotidiana. La percezione di odori gradevoli o sgradevoli influisce ad esempio sul gusto di quello che mangiamo, ma è importante anche nell’ambito dei rapporti sociali e dell’attrazione che proviamo per altre persone.

Può essere persino considerato un senso difensivo, nel senso che ci mette in guardia da possibili pericoli esterni dovuti alla presenza di sostanze nocive nell’aria.
Gli eventuali disturbi che vanno a pregiudicare l’olfatto sono dunque in grado di causare un forte disagio a chi ne soffre.
Anosmia e iposmia – ad esempio – cioè rispettivamente la perdita completa e la riduzione parziale della funzionalità olfattiva, possono risultare molto fastidiose. Queste però non sono le uniche alterazioni conosciute dell’olfatto: esiste ad esempio anche la cacosmia, ovvero il percepire come sgradevoli tutti gli odori, oppure la parosmia, cioè quando una persona percepisce odori inesistenti.

Da cosa possono essere provocati?
Le cause dei disturbi olfattivi possono essere molteplici. Alcune forme sono ad esempio semplicemente correlate a infezioni virali e batteriche come un banale raffreddore, oppure alla presenza di polipi nasali, ma la compromissione dell’olfatto è anche il primo segno di due importanti patologie quali Parkinson e Alzheimer. Si è scoperto che chi comincia ad avvertire alterazioni olfattive verso i 30-40 anni presenta un rischio più elevato di sviluppare in seguito una di queste malattie.Altri disturbi dell’olfatto sono poi di origine allergica oppure traumatica, ad esempio conseguenti a un trauma cranico e alla rottura dei filamenti del nervo olfattivo.

Infine anche alcune patologie tumorali possono portare alla perdita dell’olfatto.
In tutto ciò le cause ambientali come inquinamento e polveri sottili hanno una forte incidenza: alcuni studi hanno infatti evidenziato come la popolazione cittadina sia sensibilmente più soggetta a questi disturbi.

olfatto_questo_sconosciuto_insideQuanto sono diffusi nella popolazione?
Queste problematiche sono abbastanza frequenti, e si parla di circa il 10-15% della popolazione sana, ovvero non interessata da disturbi correlati quali sinusite, poliposi, ecc.

Il rapporto uomini-donne è piuttosto equilibrato, mentre l’età media dei pazienti è relativamente elevata, infatti i disturbi si presentano di solito dopo i 40 anni, ma bisogna dire che ancora non esistono ricerche epidemiologiche sulla popolazione giovane.A questo proposito, all’Università dell’Insubria abbiamo sviluppato in collaborazione con l’Università di Dresda e con l’equipe del Dott. Thomas Hummel – uno dei più influenti Specialisti europei nel campo delle patologie olfattive – un test olfattometrico proprio dedicato ai bambini, per effettuare uno screening della popolazione giovanile a livello europeo.

Dal punto di vista della prevenzione cosa consiglia? A quali sintomi bisogna prestare particolare attenzione?
L’aspetto più importante è da questo punto di vista la tempestività della diagnosi: fondamentale quindi rivolgersi a uno Specialista appena si presentano i primi sintomi.

I segnali a cui prestare attenzione, che possono indicare il sopraggiungere di eventuali disturbi, sono legati in primo luogo all’alterata percezione del sapore dei cibi. A quel punto il medico effettuerà le sue valutazioni servendosi di un test olfattometrico, cercando di indagare sulle cause del problema e di individuare così una soluzione.
Talvolta si può effettuare anche una TAC o una risonanza magnetica per evidenziare eventuali malformazioni anatomiche o altre anomalie correggibili chirurgicamente, quali poliposi e rinosinusiti croniche.

Esiste un trattamento in grado di risolvere queste alterazioni?
Un farmaco specifico per i disturbi olfattivi purtroppo non esiste. Stiamo però attualmente conducendo uno studio su pazienti che hanno perso l’olfatto per causa traumatica, virale o batterica, utilizzando l’acido ialuronico ad alto peso molecolare al dosaggio di 9 mg, in un modo del tutto particolare.Più nello specifico, tra le diverse tipologie di cellule presenti nell’area olfattiva ci sono anche le cosiddette staminali, ovvero cellule “totipotenti” che hanno la capacità di evolvere, trasformandosi in altri tipi di cellule. La questione nel nostro caso è come riuscire a far evolvere una cellula staminale in una cellula olfattiva, aiutando il recupero del paziente. Abbiamo visto che ciò è possibile attraverso l’induzione di stimoli olfattivi appropriati.

Nel nostro studio abbiamo utilizzato un derivato del caffè in grado di produrre uno stimolo olfattivo “puro”, cioè che coinvolge esclusivamente il nervo olfattivo.
E qui entra in gioco l’acido ialuronico: per trasportare le particelle di caffè abbiamo utilizzato questa sostanza, perché oltre a essere un ottimo rivitalizzante delle mucose funziona anche da “trasportatore” di altre molecole.

Perciò con lavaggi nasali e particolari formulazioni in nebulizzazioni nasali siamo riusciti a trasportare nell’area olfattiva le particelle di caffè che, con il passare del tempo sono state in grado di modificare in meglio la percezione olfattiva dei pazienti. Lo studio non è tuttavia concluso, ed è presumibile che con il proseguire del trattamento i miglioramenti possano ulteriormente progredire.

Il vantaggio dell’acido ialuronico ad alto peso molecolare al dosaggio di 9 mg per questo utilizzo è che non trattandosi di un farmaco, ma di un componente essenziale del nostro organismo, è ben tollerato e non provoca effetti collaterali.