Cosa sono i polipi nasali? Da cosa sono provocati? A quali conseguenze possono portare? Il Prof. Ignazio La Mantia, Direttore UOC Otorinolaringoiatria presso l’Ospedale di Acireale, fa un focus su cause e trattamenti di questa patologia infiammatoria nasale in grado di creare problemi di carattere più generale all’intero apparato respiratorio.

Poliposi nasale: di cosa si tratta esattamente?
La poliposi nasale può essere definita una malattia cronica della mucosa nasale di cui si ignorano ancora le cause; frequentemente si associa a malattie allergiche, ad intolleranze ad alcuni farmaci (acido acetilsalicilico, penicillina e derivati) e/o a disordini immunitari.

Stiamo parlando di una patologia infiammatoria cronica che colpisce tutto il distretto naso-sinusale, caratterizzata da ispessimento, diffuso o circoscritto, della mucosa nasale con ostruzione respiratoria e sintomatologia di tipo prevalentemente meccanico (difficoltà respiratoria nasale, diminuzione dell’olfatto, cefalea).
Non dobbiamo però dimenticare che il naso, rappresentando il “filtro” di tutto l’apparato respiratorio, gioca un ruolo fondamentale nel mantenimento del ‘benessere’ delle vie respiratorie inferiori (trachea, bronchi e polmoni) per cui, la presenza di poliposi nasale determina una serie di problemi che coinvolgono tutti i distretti dell’apparato (sinusiti, bronchiti, asma).

Quali sono le cause del problema?
La causa va ricercata nell’immunoflogosi, cioè nella ipersensibilità delle mucose nasali in risposta a stimoli specifici (allergie) o a “insulti” di tipo chimico, farmacologico, termico, o a predisposizioni di tipo genetico.

Secondo le ultime acquisizioni, nella patogenesi della poliposi nasale giocherebbe un ruolo importante un’anomalia del metabolismo dell’acido arachidonico (contenuto in molti alimenti), per cui i pazienti affetti dalla malattia devono evitare l’assunzione di frutta secca, salmone, ostriche, caviale e di tutti gli oli di semi. L’unico olio consentito è l’olio di oliva (anche nel cucinare i cibi). Si presume inoltre che i polipi nasali siano il risultato finale di un processo infiammatorio della mucosa nasale secondario ad alterazioni del sistema immunitario. Il percorso patogenetico è ancora praticamente ignoto, tanto che il polipo non rappresenta la malattia, ma il “sintomo” più evidente di essa.

È possibile utilizzare un approccio preventivo? Esistono rimedi non chirurgici?
Spesso la prevenzione di base è complicata da cause non eliminabili, come le condizioni ambientali o le sensibilità aspecifiche. Sono perciò possibili solo terapie sintomatiche da effettuare con trattamenti cortisonici o antistaminici che permettono di tenere sotto controllo la patologia, senza purtroppo giungere mai ad una soluzione definitiva.
Se l’origine è invece di natura specifica allergica (acari della polvere, pollini, muffe), si può agire direttamente sulla causa, ricorrendo all’immunoterapia, ovvero a un vaccino specifico per desensibilizzare il paziente.

Quando si decide se intervenire?
Quando, secondo le nostre classificazioni, la poliposi ha creato un’ostruzione così importante da determinare uno stadio infiammatorio cronico con forme batteriche e complicanze più o meno rilevanti che vanno dalla sintomatologia nasale (iposmia o anosmia, cefalea, otiti) a quella broncopolmonare (asma e bronchite cronica ostruttiva).

In questi stadi sono infatti frequenti le complicanze a distanza: il ristagno di secrezioni patologiche tende a scendere posteriormente ed a invadere le basse vie respiratorie – trachea, bronchi e polmoni – causando forme rino-bronchiali di vario impegno clinico. In casi gravi si può anche arrivare a forme di bronchite cronica ostruttiva. In queste situazioni diventa necessario provvedere a una “bonifica” chirurgica delle cavità nasali e dei seni paranasali, asportando i polipi e ricreando così una corretta circolazione di aria in grado di prevenire i fenomeni cronici batterici.

In cosa consiste l’intervento?
Per definirlo viene utilizzato un acronimo inglese, FESS (Functional Endoscopic Sinus Surgery), cioè chirurgia endoscopica funzionale dei seni paranasali: funzionale significa in questo caso che bisogna cercare di arrecare il minor danno possibile, non alterando la struttura endonasale, in quanto l’epitelio della mucosa nasale è molto delicato e un suo pieno recupero è essenziale per il benessere del paziente.

Per procedere con l’asportazione viene seguito un protocollo diagnostico che consiste nella raccolta di dati anamnestici e nell’effettuazione di accertamenti di carattere clinico-strumentale, analisi del sangue, prove allergologiche, T.C. e test citologici nasali, cioè l’esame cellulare delle mucose nasali; il tutto per valutare al meglio la patologia.
Prima dell’intervento è anche utile classificare lo stadio della poliposi attraverso endoscopia, per valutare l’impegno che grava sulle cavità nasali.

Qual è il suo livello di invasività?
Entrando nel merito del trattamento chirurgico, oggi questo è abbastanza standardizzato, e le nuove tecnologie consentono di ridurre al minimo l’invasività e le conseguenze. Vengono in pratica utilizzati particolari strumenti microchirurgici, ottiche endoscopiche associate a particolari attrezzature in grado di aspirare il polipo ed eliminarlo.

L’intervento è risolutivo?
Purtroppo stiamo parlando di una patologia a carattere recidivante, e perciò spesso si presenta la necessità di intervenire più volte; però un approccio come quello utilizzato oggi, teso a mantenere il più possibile integre le strutture, limitando le formazioni cicatriziali, consente nell’eventuale recidiva di avere un approccio chirurgico più semplice, ritrovando una morfologia e un’architettura nasale corretta.

Come si svolge il decorso post-operatorio? Quali sono i tempi di recupero?
Con questo nuovo approccio “funzionale endoscopico” i tempi di recupero si sono notevolmente ridotti. Inoltre, nella fase post-operatoria possiamo sfruttare l’azione di prodotti ad azione locale, un tempo non presenti in commercio.

A questo proposito, per accelerare i tempi di ripresa, è molto importante il ruolo svolto dall’acido ialuronico ad alto peso molecolare 9 mg, con effetti di tipo cicatrizzante che portano a una vera e propria riparazione della mucosa e a un veloce recupero del danno causato dall’intervento.
Il paziente viene solitamente dimesso in tempi molto brevi, anche dopo una sola notte di ricovero, ma è importante che segua un continuo follow up (controlli successivi) che preveda per circa 20 giorni una serie di medicazioni ambulatoriali di pulizia delle cavità nasali e asportazione di eventuali croste e secrezioni.

Il ruolo dell’acido ialuronico?
L’utilizzo dell’acido ialuronico 0,3% ha significativamente migliorato la gestione di questa fase. Abbiamo in corso dei protocolli di studio con l’utilizzo sia di soluzioni per nebulizzazioni nasali, sia di semplici soluzioni saline isotoniche o ipertoniche.

Già dai primi dati ci stiamo rendendo conto di come l’impiego dell’acido ialuronico sia di notevole aiuto nel ridurre la formazione di croste, nell’accelerare la cicatrizzazione e in definitiva nel ridurre i tempi della guarigione. Nello specifico, nei primissimi giorni successivi all’intervento vengono utilizzati lavaggi nasali, e poi somministrazioni aerosoliche giornaliere per circa 20 giorni.
A parte l’aspetto temporale, i vantaggi ottenibili con l’impiego dell’acido ialuronico sono però di carattere soprattutto qualitativo, perché i pazienti ci stanno fornendo una risposta soggettiva di benessere elevato all’utilizzo di questa sostanza nel decorso post-operatorio.