L’OSAS – acronimo inglese per Obstructive Sleep Apnea Syndrome – è un problema serio che interessa una parte non trascurabile della popolazione. Approfondisce l’argomento il Dottor Andrea Ferri, Specialista in Chirurgia Maxillo-Facciale (Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma), che sottolinea come una diagnosi tempestiva e un trattamento multifattoriale e multispecialistico consentano il controllo adeguato della patologia, la prevenzione di complicanze anche gravi e il miglioramento della qualità di vita per il paziente e di chi vive con lui.

Che cos’è l’OSAS?

L’OSAS (acronimo di Obstructive Sleep Apnea Syndrome, ovvero sindrome delle apnee respiratorie notturne) è un disordine cronico del sonno, caratterizzato da numerose apnee notturne, che può portare a complicazioni generali di vario tipo, a volte anche gravi. Per apnea ostruttiva si intende un’interruzione del respiro che supera i 10 secondi, durante la quale, nonostante i comandi nervosi e l’attività dei muscoli respiratori siano presenti, è ostacolato il passaggio dell’aria e si compiono sforzi meccanici respiratori per vincere questa resistenza. Quando il numero di apnee per ogni ora di sonno è superiore a cinque si parla di OSAS.

Cosa comporta questa sindrome?

Gli effetti di questi episodi di apnea sono evidentemente deleteri per chi ne soffre: l’apnea è interrotta da continui micro o macro risvegli che non permettono al paziente di raggiungere la necessaria profondità del sonno, distruggendo il normale pattern di riposo necessario per il mantenimento del delicato bioritmo fisiologico dell’organismo.

Dove risiede la causa?

Negli adulti, la porzione delle vie respiratorie più criticamente responsabile è la regione faringea. Non avendo una struttura rigida che ne sostiene le pareti, in presenza di determinati fattori di rischio, come:
– un eccesso di tessuto adiposo;
– una lassità delle pareti faringee;
– deformità rinosettali;
– una ipertrofia della lingua o, molto frequentemente;
– una anomalia nei rapporti tra tessuti molli e ossa (mascellare e mandibola) che le sostengono.

Le pareti faringee tendono a collassare, causando l’ostruzione respiratoria alla base della sindrome.

Quanto è diffusa?

Da un punto di vista epidemiologico, l’OSAS colpisce circa il 4% degli uomini e il 2% delle donne in età compresa fra i 30 e i 60 anni, percentuali che tendono ad aumentare oltre i 65 anni di età. In base al numero e agli effetti sull’organismo, le apnee vengono suddivise in tre livelli: lieve, moderata e severa e differiscono tra loro in base al numero e alla gravità degli episodi apnoici e hanno una clinica e un trattamento che si sviluppa in direzioni diverse.

Come si riconoscono i sintomi?

Il paziente OSAS è solitamente un russatore importante e spesso sono i “compagni di letto” che si accorgono delle anomalie del sonno portando il paziente all’attenzione del medico. I sintomi più rilevanti, e anche i più pericolosi, sono tuttavia evidenziabili durante la giornata:
– sonnolenza diurna;
– mal di testa;
– senso di fatica cronico;
– cambiamenti dell’umore fino alla depressione;
– diminuzione della libido.

Nelle forme più severe e non trattate si possono manifestare anche complicanze sistemiche come aritmie cardiache, patologie cardiovascolari ed emorragie cerebrali. L’impatto della sindrome sulla vita sociale del paziente è pertanto molto rilevante, con difficoltà sul lavoro, alla guida, nell’interazione personale e famigliare.

Vi sono esami specifici per individuare l’OSAS?

Ovviamente la diagnosi si avvale anche di esami oggettivi cui il soggetto viene sottoposto in presenza dei sintomi sopraelencati. L’esame principale è la polisonnografia, che consiste in un monitoraggio respiratorio e cardiologico durante il sonno e consente di evidenziare con certezza gli eventuali episodi di apnea e soprattutto di quantificarne il numero, la durata e la gravità.
Anche il controllo clinico con rinofibroscopia può dare informazioni importanti riguardo lo spazio delle vie aeree e le caratteristiche anatomiche della faringe, della base lingua e del palato molle.

Esistono delle terapie? Si può guarire dall’OSAS?

Una volta chiarita la diagnosi, è possibile intraprendere il percorso terapeutico dell’OSAS che deve necessariamente prevedere un approccio multidisciplinare e multi-target con terapie di tipo medico, meccanico e chirurgico, che vengono combinate dallo specialista a seconda della gravità e della tipologia dell’OSAS.

In cosa consiste la terapia medica?

La terapia medica prevede alcune norme igieniche come la correzione e il cambiamento della postura durante il sonno e il calo ponderale (soprattutto nei soggetti obesi) che portano spesso ad un immediato miglioramento della patologia. Gli studi in letteratura dimostrano tuttavia che nel lungo periodo tali pratiche non risolvono in maniera definitiva il problema. Anche l’eliminazione, o la drastica riduzione, di alcol, benzodiazepine, narcotici e barbiturici, che influenzano il respiro e la frequenza degli episodi apnoici, è seppur non risolutiva, importante.

E quella meccanica?

La terapia meccanica, invece, consiste nell’uso di device che possono essere fondamentalmente di due tipi: i dispositivi orali e la C-PAP.
I dispositivi orali sono apparecchi costruiti dall’odontoiatra/odontotecnico che hanno lo scopo di modificare durante la notte i rapporti tra mascellare e mandibola, guidando quest’ultima in protrusione con conseguente aumento dello spazio aereo posteriore dovuto alla trazione esercitata sulla lingua. Tali dispositivi possono essere molto efficaci soprattutto nelle forme lievi o moderate di OSAS.
La C-PAP (acronimo dall’inglese Continue Positive Air Pressure) è un dispositivo (ne esistono diversi modelli) che “spinge” aria a pressione positiva all’interno delle vie aeree per mezzo di una maschera vincendo così le resistenze alla base della sindrome. è un dispositivo estremamente efficace anche nelle forme più gravi, che ad oggi garantisce la risoluzione della malattia in una percentuale molto vicina al 100% dei casi. Tuttavia presenta problemi di compliance (accettazione e uso continuo) da parte dei pazienti:
– è un sistema rumoroso che disturba il sonno di chi dorme con il soggetto sindromico;
– è necessario il suo utilizzo ogni notte con conseguenti problemi durante gli spostamenti fuori casa;
– il confort per il paziente è limitato dalla presenza della maschera schiacciata sul viso durante il sonno.

Inoltre la C-PAP, seppure estremamente efficace nel controllo della sintomatologia, non rappresenta una vera e propria “cura” non intervenendo in alcun modo sulle cause della sindrome.

Il trattamento chirurgico rappresenta un’opzione efficace?

La chirurgia propone soluzioni che cercano di essere definitive e che consistono in interventi che cambiano a seconda della sede del problema alla base dell’OSAS.
Il trattamento chirurgico ad oggi riconosciuto come il maggiormente efficace nelle forme severe, e che nella quasi totalità dei casi permettere di eliminare la C-PAP dalla vita quotidiana, è rappresentato dall’avanzamento maxillo-mandibolare.
L’operazione consiste nella osteotomia (taglio delle ossa) della mascella e della mandibola che vengono riposizionate e fissate con placche in titanio in una posizione più avanzata, consentendo quindi di aumentare lo spazio aereo posteriore. Con la tecnica standard di osteotomia si possono ottenere avanzamenti fino a 15 mm quando vengano messi in atto artifici tecnici volti a massimizzare l’avanzamento. Se fosse necessario raggiungere avanzamenti maggiori, in particolare nelle forme di OSAS più gravi o in presenza di malformazioni cranio-facciali associate, è possibile ricorrere a tecniche di osteodistrazione che rappresentano l’ultimo progresso nel campo del trattamento OSAS. Questa tecnica viene generalmente eseguita in due tempi chirurgici: nel primo tempo si effettua la sezione della mandibola e si applica un “distrattore”, cioè un dispositivo che fa allungare gradualmente, giorno dopo giorno, l’osso sezionato, dando il tempo all’organismo di rigenerare poco alla volta l’osso all’interno della linea di sezione. Nel secondo tempo, una volta raggiunto l’avanzamento desiderato, si procede alla rimozione del dispositivo e all’ottimizzazione del rapporto di posizione fra mascellare e mandibola. La procedura che contempla l’uso della distrazione è sicuramente più elaborata e impegnativa rispetto all’avanzamento maxillo-mandibolare classico, tuttavia garantisce avanzamenti virtualmente illimitati.

Post-operatorio: in quanto tempo si torna “alla normalità”?

Il decorso post-operatorio è generalmente ben tollerato dai pazienti: dieta soffice, lavaggi delle fosse nasali e remodelling con acido ialuronico grazie alla somministrazione locale di nebulizzazioni di acido ialuronico 9 mg ad alto peso molecolare (0,3%) per ridurre edema nasale e migliorare il flusso aereo ed eventualmente piccoli refinements odontoiatrici sono le principali istruzioni da seguire e già dopo poche settimane è solitamente possibile rendere il paziente indipendente dall’uso della C-PAP o di altri device.

Dott. Andrea Ferri, Specialista in Chirurgia Maxillo-Facciale
Unità operativa di Chirurgia Maxillo-Facciale (Direttore Prof. Enrico Sesenna)
Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma


Ultima modifica 14/09/2015