Si sente sempre più spesso parlare di dolori all’orecchio correlati all’articolazione temporo-mandibolare. Abbiamo chiesto al Dott. Luigi Formisano (Presidente Regionale in carica della Federazione Italiana Odontoiatri, Odontoiatra, Medico Chirurgo) di che cosa si tratta e quali sono le terapie per risolvere il problema.

In cosa consistono i disturbi temporo-mandibolari?

“L’articolazione temporo-mandibolare è un sistema molto complesso deputato alla regolazione dei movimenti mandibolari: in un giorno si compiono mediamente 5000 atti masticatori con forze di masticazione sviluppate che arrivano mediamente ad 80 kg nella regione dei molari, a cui vanno aggiunti i movimenti legati alla fonazione e quelli parafunzionali. Ne deriva che è un’articolazione con  sollecitazioni enormi e discontinue, che va molto spesso incontro a disfunzioni, anche se, solitamente, in forma subclinica o latente. I disordini temporo-mandibolari o ancor meglio cranio-mandibolari sono quindi frequenti e si manifestano con una serie di disturbi, che vanno dal semplice rumore di scatto nell’articolazione – un vero e proprio “click”, a episodi di otalgia, da anomalie della postura ad acufeni e vertigini.

La diagnosi non è nuova, già negli anni 30 un otorino americano, J. Costen, pubblicava un lavoro in cui documentava una serie di problemi dell’area auricolare, dei quali ipotizzava la patogenesi nel malfunzionamento dell’articolazione temporo-mandibolare. Oggi, la patologia è inquadrata come sindrome disfunzionale, perché è caratterizzata da numerosi sintomi e segni che necessitano di un approccio specialistico multidisciplinare sia in fase diagnostica che terapeutica.”

Il fenomeno sembra essere aumentato negli ultimi anni, cosa è cambiato?

“L’articolazione temporo-mandibolare è un sistema ad alta compensazione, nel senso che il funzionamento è garantito anche in condizioni estreme. Sicuramente negli ultimi anni i dati epidemiologici ci dicono che c’è stato un aumento della patologia, ma questo è da imputare ai progressi della conoscenza sulle patologie articolari in genere e al perfezionarsi delle tecniche diagnostiche. Sicuramente incidono anche situazioni legate agli stili di vita, ad esempio l’abitudine di  masticare chewing-gum o a fenomeni come il  bruxismo notturno da stress, anche la maggiore  consistenza del cibo,  aumenta  il numero di cicli masticatori e quindi il buon funzionamento dell’articolazione stessa.”

Ad un paziente con questo disturbo cosa può essere consigliato?

“Oggi è possibile ricorrere ad una serie di terapie non invasive, per la risoluzione o il miglioramento del disturbo articolare. Ovviamente la terapia dipende dal preciso inquadramento del paziente, ma in linea di massima, alla terapia tradizionale con i cosiddetti bite e le manovre fisioterapiche, oggi prende sempre più piede la terapia infiltrativa con acido ialuronico.

Il concetto alla base di questa metodica è semplice: se l’articolazione non funziona bene, si producono aderenze, diventa  più  viscosa e la sinovia si usura; prima di ricorrere alle tecniche di rilassamento o di riposizionamento articolare è bene agire localmente attraverso l’infiltrazione di acido ialuronico.

Parliamo di un costituente fondamentale della sinovia, che grazie  alla sua azione di ripristino (guarda l’infografica su caratteristiche e azione dell’acido ialuronico) dell’ambiente articolare è in grado di indurre un’azione analgesica e di miglioramento della funzionalità. La tecnica in sé è semplice e permette di ottenere risultati immediati e ampiamente apprezzabili dal paziente ,  che fin da subito rileva un miglioramento della sintomatologia. Si può stabilizzare quindi il trattamento con i dispositivi  intraorali o manovre.

Ultimo aggiornamento 10 / 04 / 2017