Alzi la mano, anzi il dito, chi non lo ha mai fatto. Mettersi le dita nel naso sarà capitato almeno una volta a tutti, da bambini ma anche da adulti, pensando di non essere visti, facendo la coda, in macchina o altrove.

Persino regine, attrici e VIP di tutto il globo sono stati “paparazzati” a indugiare in maniera “sospetta” con dita e narici, non importa quanto reali o pop!
Ma questo – non particolarmente gradevole – modo di comportarsi in pubblico non ha solo a che fare con norme di “bon ton”, può essere infatti sintomo di qualcos’altro e, se reiterato, causare persino danni alle funzioni nasali.

Vedere un bimbo infilarsi le dita nel nasino senza tenere in considerazione le reazioni di chi gli sta intorno – così come trasgredire al richiamo di non farlo più – è normale, soprattutto se tale atteggiamento viene vissuto in maniera scanzonata fino all’età di circa cinque anni. Crescendo, il vizietto di “scavare” o “ravanare” nelle narici tende a essere eseguito di nascosto. Anche gli adulti, infatti, mettono spesso le dita nel naso: farlo un paio di volte al giorno (utilizzando un fazzoletto) non è preoccupante, ma se si superano le venti “esplorazioni” (con le dita) siamo di fronte a un problema. Si chiama “rinotillexomania” – dal greco rino (naso) e tillexo (grattarsi) – ed è un disturbo di natura psicologica, legato a un bisogno da parte del soggetto che ne è affetto di “farsi vedere o notare”. Molte volte, chi compie questi “interventi di igiene nasale” di fronte agli altri lo fa proprio con l’intento di provocare una reazione negativa. Questo problema può infatti essere collegato a un disturbo ossessivo compulsivo, che può arrivare a provocare, in chi ne soffre, ferite ed escoriazioni all’interno delle narici, causando dolore e persino fuoriuscita di sangue.
Perché, chi lo fa, non se ne rende conto? Semplicemente perché diventa un’abitudine, qualcosa a cui non si fa più caso con il passare del tempo, al punto da diventare una normalità. Quasi sempre ha una funzione distensiva, rilassante durante un momento di tensione o nervosismo, un gesto di rassicurazione o un modo per tenere le mani impegnate. In questi casi è opportuno rivolgersi a uno psicologo che può aiutare nell’individuare le cause che hanno provocato il problema, e nel prenderne consapevolezza per cercare la soluzione più adeguata.

Ma potrebbero esserci altre ragioni per cui, ad un certo punto, una persona cominci con questa “cattiva abitudine”. Per esempio, è potrebbe esserci un disturbo della cavità nasale, che causa prurito, irritazione e infiammazione o una continua presenza di “detriti”. La mucosa nasale svolge infatti un ruolo molto importante poiché intrappola germi, batteri e anche virus, impedendo che arrivino sino ai polmoni. Se il “fastidio” e l’esigenza di rimuovere il muco secco non si risolve nel breve periodo, è opportuno rivolgersi allo Specialista ORL per individuare una diagnosi più specifica e la soluzione più adatta.

Alcuni piccoli consigli utili per evitare di diventare dei “collezionisti seriali delle proprie produzioni nasali” e per attivare la propria consapevolezza e forza di volontà nel superare questa “mania”:
– pulire il proprio naso ogni mattina/sera con prodotti adatti e preposti ai lavaggi e alle irrigazioni nasali
– lasciare dei “post-it” in giro per ricordarsi quanto sia pulito il proprio naso. Per non rivelare all’esterno di cosa si tratta, basta scrivere o disegnare una parola/segno in codice…
– affrontare ogni fattore di stress che possa portare a mettere le dita nel naso, cercando di non farlo e trovando un’attività alternativa, impegnando le dita in altro modo
– mettere un cerotto sul dito. Dal momento che probabilmente si usa sempre la stessa mano, mettere un cerotto su quel dito in particolare per qualche giorno impedirà di andare per il naso in maniera inconscia
– tagliare del peperoncino. Se si prova a toccarsi il naso dopo aver maneggiato del peperoncino, ci sarà una ragione per cui non farlo mai più
– farsi scattare una foto (o ricorrere a un “selfie”) mentre ci si scava il naso e usarla come screensaver del computer. Tenerla costantemente esposta ci ricorda la faccia che si fa con le dita nel naso o l’effetto che provoca
– prendere in prestito l’idea di Benjamin Franklin, piccolo gioco a punti: portarsi dietro un piccolo block-notes e segnare ogni volta che ci si scopre a farlo. Facendo il totale ogni sera, ripromettersi al mattino di restare a zero. Tenere scrupolosamente conto del totale per svariate settimane, finché non si riuscirà ad avere una settimana con zero punti.