Quando si pensa al rischio per la salute indotto dal fumo e dall’alcool, l’associazione con le patologie cardiovascolari ed il tumore dei polmoni è immediata. Pochi invece ricordano come siano le vie aero-digestive superiori, bocca, naso e gola i primi organi a venire a contatto le oltre 4000 sostanze nocive contenute nelle sigarette.
Basti ricordare come chi fuma un pacchetto di sigarette al giorno assorbe in un anno l’equivalente di una tazza di catrame e in 20 anni 6 chilogrammi di particelle di polvere. E nonostante il numero assoluto dei fumatori sia in sostanziale calo per via della crisi economica e dell’introduzione delle sigarette elettroniche, c’è ancora molto da fare, secondo gli otorini, che hanno partecipato al 100° Congresso Nazionale della Società Italiana di Otorinolaringologia e Chirurgia Cervico-Facciale di Roma. Un appuntamento che ha visto riuniti esperti nazionali ed internazionali per fare il punto sullo stato dell’arte delle ultime scoperte dell’otorinolaringoiatria italiana, per sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto a tutta la gamma dei rischi a cui si va incontro in particolare per bocca, gola e naso.
“Secondo dati di recente pubblicazione, il 76 per cento dei tumori del cavo orale, l’86 per cento di quelli dell’oro-faringe e l’82 per centro dei tumori laringei sono causati da fumo in associazione ad alcool. – dichiara il Professor Angelo Camaioni, Presidente della Società Italiana di Otorinolaringoiatria e Direttore Unità Operativa Complessa di O.R.L. Ospedale San Giovanni Addolorata di Roma – E’ quindi evidente a tutti noi come sia importante sottolineare con forza la correlazione diretta tra danno biologico da fumo in associazione con l’alcool e l’aumentato rischio di tumori delle vie aereo-digestive superiori. Se consideriamo infine come una caratteristica costante di tutte le patologie fumo correlate sia un certo ritardo diagnostico dovuto alla riluttanza del fumatore a ricorrere alle cure mediche, per una personale non accettazione delle dipendenza da fumo che lo porta a minimizzare i disturbi ad esso correlati, è per noi chiaro come lo specialista Otorinolaringoiatra possa e debba giocare un ruolo significativo nell’educazione e nella lotta a tabagismo e alcool.”
Il fumo in Italia, la fotografia. La percentuale dei fumatori in Italia diminuisce, passando dal 22,7% nel 2011 al 20,8% nel 2012. Gli uomini fumano più delle donne: 25,3% contro il 18,4%. Tra i fumatori, il 94,6% consuma sigarette prodotte in manifattura, il 4,6% sigarette fatte a mano, lo 0,5% sigari e lo 0,2% la pipa. Il consumo di sigarette rollate a mano è più frequente negli uomini (6,9%) rispetto alle donne (1,7%), è in aumento nel 2012 (5,9%) rispetto al 2011 (3,4%) e più diffuso tra i giovani (15-24 anni; 9,1%). La percentuale di sigarette fatte a mano è sensibilmente aumentata, soprattutto tra i giovani fumatori di sesso maschile, che sembrano apprezzare le sigarette a prezzi più accessibili in un periodo di crisi economica. Gli uomini fumano più delle donne: 25,3% contro il 18,4%.
Per 2,8 mln di persone la sigaretta è fuga da stress, soprattutto a Roma. Tra i molti dati presenti sul tema un’interessante ricerca evidenzia come siano 2,8 milioni i lavoratori che trovano nella sigaretta un sollievo dallo stress. Sul totale dei 12 milioni di stressati dal lavoro, i quasi 3 milioni di fumatori dichiarano che aumentano il consumo di nicotina perché “si sentono sotto pressione”. E’ curioso, notare come, in assoluto, la città italiana in cui c’è la massima tendenza a reagire allo stress fumando è Roma.
Meno alcool, ma più super alcoolici fuori pasto associati al fumo soprattutto nei giovani. In dieci anni dal 2002 al 2012 il numero di consumatori giornalieri di bevande alcoliche è diminuito del 24,6%, specialmente tra le donne (-32,6%), ma in compenso è aumentata la quota di quanti dichiarano di bere alcolici fuori dai pasti (dal 23,1% del 2002 al 26,9% del 2012) e di chi ne consuma occasionalmente (dal 35,8% nel 2002 al 42,2% nel 2012). In particolare chi eccede nel consumo di alcol spesso è un fumatore o un ex fumatore. Il 20,9% dei fumatori e il 19,3% degli ex fumatori ha almeno un comportamento di consumo a rischio contro il 9,1% dei non fumatori. Tra i giovani di 18-24 anni che frequentano assiduamente le discoteche i comportamenti di consumo di alcol a rischio sono più diffusi (30,5%) rispetto ai coetanei che non vanno in discoteca (8,0%).
Gola, per il fumo un sintomo preciso e comune come primo campanello di allarme. Per i fumatori primi sintomi comuni da notare e da non sottovalutare, come spia di un malessere della gola, sono la necessità di deglutire frequentemente, la sensazione di “vellichio” alla gola che porta a raschiare la gola frequentemente, con un aumento delle secrezioni salivari al mattino associata a tosse che può arrivare fino a provocare un accenno di conati di vomito.

Tumori della bocca per sigaro e pipa, laringe e gola per la sigaretta.
Se il fumo e la quantità di fumo è molto importante per valutare il rischio non bisogna dimenticare l’importanza del tipo di fumo che si consuma e delle modalità di consumo dello stesso. Sigarette in tutte le varietà, pipa, sigari, frequenza delle tirate, utilizzo o meno del filtro sono tutti fattori che concorrono a diversificare gli effetti negativi. Pipa e sigaro, ad esempio presentano una maggiore incidenza di tumori al labbro, alla guancia ed al cavo orale anteriore a causa del prolungato contatto con il calore e con i prodotti della combustione. I fumatori di sigaretta invece sono più esposti ai tumori della porzione posteriore del cavo orale dell’orofaringe e delle vie aeree in generale (laringe, trachea, bronchi, polmone). E’ infine interessante sottolineare come oltre il 75 per centro dei tumori del cavo orale insorgono nelle aree più declivi della bocca, queste pieghe infatti funzionano da siti di drenaggio e concentrazione dei carcinomi disciolti nella saliva.
Se si smette prima di arrivare a 20 anni di tabagismo, si può riequilibrare il rischio tumori. Nei pazienti che smettono di fumare prima dei 20 anni dall’inizio della loro abitudine al fumo, il rischio oncogenetico decresce linearmente fino a riallinearsi rispetto a quello della popolazione generale in circa 15 anni. Al contrario nei pazienti con una storia di tabagismo da oltre 20 anni, smettere di fumare, non riesce a riequilibrare completamente, principalmente per la severità dei danni cellulari e molecolari accumulati negli anni, il loro rischio oncologico ai livelli propri della popolazione non fumatrice.

Salutedomani.com, 08 Agosto 2013