Raffreddore: la patologia più diffusaMeglio conosciuto come solo “raffreddore” (il nome è entrato in uso, a partire dal XVI secolo, per la somiglianza tra i suoi sintomi e quelli dell’esposizione al freddo). E’ una malattia virale che interessa il tratto respiratorio superiore.
Il processo infettivo che lo sostiene provoca l’infiammazione delle prime vie respiratorie e in particolare di naso e gola.
Per quanto il raffreddore comune in sé non sia generalmente rischioso per la vita del paziente, le sue complicazioni (quali la polmonite) possono esserlo.

Epidemiologia del raffreddore

Il raffreddore comune è la malattia umana più frequente e colpisce tutte le popolazioni a livello mondiale. Il National Institutes of Health statunitense stima che ogni anno, circa un miliardo di persone se ne ammali. I bambini e i genitori, oltre al personale scolastico, presentano un rischio di infezione più elevato, probabilmente a causa dell’elevata densità di popolazione delle scuole e della facilità di trasmissione tra membri della stessa famiglia.
La stagionalità delle epidemie, concentrate nella stagione invernale nelle aree temperate e durante le stagioni piovose nelle zone tropicali, si può giustificare dall’affollamento dei luoghi chiusi che favorisce la trasmissione dei patogeni e l’umidità dell’aria che facilita la sopravvivenza dei virus. Gli adulti hanno in genere da due a cinque infezioni ogni anno mentre i bambini possono arrivare ad averne da sei a dieci (fino a dodici raffreddori all’anno per i bambini in età scolare).
L’incidenza che si registra in inverno, durante i picchi epidemici, può arrivare fino a 6-7 episodi ogni 1.000 persone al giorno.
I tassi di infezioni sintomatiche aumentano negli anziani a causa di un indebolimento del sistema immunitario. Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, nei paesi in via di sviluppo le infezioni da raffreddore comune sono complicate dalle infezioni batteriche più frequentemente rispetto ai paesi industrializzati.

I sintomi del raffreddore comune

Tipici del raffreddore sono starnuti, produzione abbondante di muco, congestione nasale, mal di gola, tosse, mal di testa, sensazione di stanchezza.
Negli adulti, la febbre non è generalmente presente, ma è comune nei neonati e nei bambini piccoli. Il colore dell’espettorato o delle secrezioni nasali può variare dal giallo al verde e non presentare all’analisi microscopica la classe di agenti che ha causato l’infezione.
Il raffreddore solitamente esordisce con stanchezza, infreddolimento, starnuti e mal di testa, seguiti in un paio di giorni da rinorrea e tosse. I sintomi tipici hanno il loro massimo due o tre giorni dopo l’insorgenza dell’infezione e di solito si risolvono in sette-dieci giorni, ma in alcuni casi possono permanere fino a tre settimane.
Nei bambini, la tosse dura più di dieci giorni nel 35-40% dei casi e si protrae per più di 25 giorni nel 10%.

La diagnosi di raffreddore

La distinzione tra le diverse infezioni virali del tratto respiratorio superiore è basata sulla localizzazione dei sintomi. Il raffreddore comune colpisce principalmente il naso, a differenza della faringite e della bronchite che coinvolgono solitamente le vie aeree inferiori.
Tuttavia, può esserci una significativa sovrapposizione e più aree possono essere coinvolte. Il raffreddore comune è spesso definito come la presenza di infiammazione nasale correlata a un variabile coinvolgimento delle vie aeree inferiori.
L’autodiagnosi è frequente. L’isolamento del vero agente virale in questione è raramente eseguito e non è in genere possibile identificare il tipo di virus attraverso i sintomi.

Possibili complicanze dovute al raffreddore

Eventuali complicazioni gravi, se si verificano, riguardano solitamente persone molto anziane, bambini piccoli e coloro che hanno un sistema immunitario poco efficiente o sono immunocompromessi. In taluni casi possono verificarsi infezioni batteriche secondarie con conseguenti sinusite, faringite, polmonite, bronchite e otite. Si stima che si verifichino sinusiti nell’8% dei casi e infezioni all’orecchio nel 30%.
Nei soggetti già affetti da patologie a carico dell’apparato respiratorio, quali ad esempio asma e broncopatie croniche ostruttive (che comprendono l’enfisema polmonare e la bronchite cronica), il raffreddore comune può aumentarne i sintomi, peggiorando le condizioni generali del paziente.

La patogenesi

Tradizionalmente vi è la teoria che un raffreddore possa essere preso in seguito a una prolungata esposizione al freddo, alla pioggia o a condizioni atmosferiche invernali ma sul ruolo del raffreddamento del corpo come fattore di rischio per il raffreddore è un aspetto controverso. E’ vero però che alcuni virus, causa del raffreddore comune, si presentano più frequentemente durante le stagioni fredde o umide. Alcuni credono che questo sia dovuto principalmente a un aumento del tempo trascorso al chiuso, specialmente per i bambini che ritornano a scuola. La bassa umidità aumenta la possibilità di trasmissione virale, permettendo alle goccioline virali di disperdersi più lontano dalla fonte di contagio e di restare in sospensione nell’aria più a lungo.
L‘immunità di branco, generata da una precedente esposizione al virus del raffreddore, svolge un ruolo importante nel limitare la diffusione virale. Ciò si è potuto osservare nelle popolazioni più giovani che presentano maggiori tassi di infezioni respiratorie. Un sistema immunitario scarsamente efficiente è inoltre un fattore di rischio per la malattia. Anche la scarsità di sonno e la malnutrizione sono stati associati a un maggior rischio di sviluppare infezioni dopo esposizione al Rhinovirus; si ritiene che ciò dipenda dai loro effetti sulla funzionalità immunitaria.
Il raffreddore comune è una malattia del tratto respiratorio superiore. Si ritiene che i sintomi del raffreddore comune siano principalmente correlati alla risposta immunitaria al virus. Il meccanismo di questa risposta è virus specifico. Ad esempio, il Rhinovirus è tipicamente acquisito tramite contatto diretto; esso si lega al recettore umano ICAM-1 attraverso dei meccanismi sconosciuti per poi innescare il rilascio di mediatori infiammatori. Questi sono poi la causa dei sintomi e generalmente non sono correlati ai danni all’epitelio nasale. Il virus respiratorio sinciziale (RSV) invece viene contratto sia tramite contatto diretto, sia per inalazione di goccioline presenti nell’aria. Si replica poi nel naso e nella faringe prima di diffondersi nel tratto respiratorio inferiore, ma non causa danni all’epitelio. Il virus parainfluenzale umano produce tipicamente un’infiammazione del naso, della gola e dei bronchi.

Il virus del raffreddore

Nell’insorgenza del raffreddore sono spesso implicati più virus tra gli oltre 200 in grado di provocare la malattia.
Tra questi, i più comuni sono rappresentati da: Rhinovirus, Coronavirus, Virus influenzali (famiglia degli Orthomyxoviridae), Virus parainfluenzali umani, Virus respiratorio sinciziale, Adenovirus, Enterovirus, Metapneumovirus.
tabella riassuntiva dei virus del raffreddore

Spesso, all’infezione virale si sovrappone dopo qualche giorno un’infezione batterica secondaria, che può complicare il raffreddore in tracheite, bronchite, otite, sinusite o broncopolmonite. Solo in questo caso può essere utile e necessario l’utilizzo di antibiotici, che – va ricordato – sono controindicati nella cura di malattie virali non complicate.

Il virus del raffreddoreLa trasmissione dei virus del raffreddore avviene tramite le micro gocce di saliva (vapor acqueo), emesse attraverso colpi di tosse e starnuti, che rimangono sospese in aria veicolando gli agenti infettivi o con contatto diretto di superfici contaminate quindi portando la mano alla bocca, al naso o agli occhi, senza averla prima lavata.
La gran parte di queste infezioni virali insorge nella stagione fredda, dall’autunno fino all’inizio della primavera: si osservano in genere tre ondate infettive all’anno: una in autunno, subito dopo la riapertura delle scuole, una a metà inverno ed una terza in primavera. Probabilmente ciò si verifica per la maggiore permanenza in luoghi chiusi e promiscui (scuole), che favorisce la trasmissione dei virus del raffreddore sia per contatto diretto con superfici contaminate, sia per trasporto dei microorganismi sottoforma di aerosol.
Per questo la diffusione dei virus del raffreddore è maggiore nelle comunità sia militari che civili (istituti di ricovero per anziani, asili nido, scolaresche, orfanotrofi ecc.). Inoltre, va considerato l’effetto paralizzante del freddo sulle ciglia che rivestono l’epitelio respiratorio fissando e trattenendo corpi estranei, filtrando l’aria e facilitando l’espulsione del muco e dei microrganismi in esso inglobati.
I virus del raffreddore, a loro volta, portano alla distruzione delle ciglia e delle cellule cigliate, facilitando le sovra infezioni batteriche. Il raffreddore è una delle malattie più contagiose finora conosciute, e stare in luoghi affollati facilita sicuramente il contagio; per questo i bambini che frequentano asili nido e scuole sono maggiormente soggetti al raffreddore.

Rhinovirus

Diffusissimi in natura, i rhinovirus sono responsabili di buona parte dei casi di raffreddore comune e di faringite acuta aspecifica.
Questi RNA virus si caratterizzano per le piccole dimensioni (diametro di 30 nm) e la simmetria cubica; crescono alla temperatura di 33-34°C, la stessa della mucosa nasale umana. Ad oggi si conoscono più di 100-150 tipi di rhinovirus sierologicamente distinti; pur lasciando un’immunità permanente tipo-specifica, l’infezione con un tipo di virus non offre protezione verso gli altri tipi; infatti, la protezione crociata tra i vari sierotipi è molto bassa o nulla, e ciò spiega come mai i bambini piccoli sperimentino in media dai 5 ai 10 episodi di raffreddore all’anno, specialmente durante il secondo anno di vita e nel periodo autunnale, invernale e primaverile, proprio nel periodo in cui gli asili nido sono più frequentati.
L’adulto, invece, presenta in media da due a quattro infezioni respiratorie all’anno, accompagnate da raffreddore. Il periodo d’incubazione è tipicamente di 12-48 ore. Il raffreddore da rhinovirus si verifica più frequentemente in autunno e nella tarda primavera.

Coronavirus

I coronavirus sono RNA virus capsulati a simmetria elicoidale, di dimensioni medie comprese tra gli 80 ed i 160 nm. I coronavirus sono responsabili di infezioni respiratorie lievi ed aspecifiche a tutte le età, soprattutto durante l’inverno e l’inizio della primavera. Hanno la peculiarità di far perdere l’attività ciliare dell’epitelio infettato, immobilizzando l’attività protettiva delle ciglia. Il raffreddore sembra riferibile ai coronavirus in una percentuale variabile dal 5 al 17% dei casi.
Al gruppo dei coronavirus appartiene anche il virus della SARS (SARS-Coronavirus), che può provocare gravi infezioni sia del tratto respiratorio superiore che di quello inferiore: nel 2002, soprattutto in Cina, causò una grave epidemia di sindrome respiratoria acuta. Il periodo d’incubazione è tipicamente di 1-7 giorni.
A differenza dei rhinovirus, sono più comuni i casi di reinfezioni con lo stesso tipo di virus. Il raffreddore da coronavirus si verifica più frequentemente nei mesi invernali.

I virus influenzali

Appartenenti alla famiglia degli Orthomyxoviridae, questi virus ad RNA dalla forma irregolarmente sferica (diametro 80-120 nm) si suddividono in virus influenzali di tipo A, B e C. Rivestiti da un involucro lipidico, i virus si diffondono soprattutto durante i mesi invernali. I virus di tipo A sono i più virulenti e causano le malattie più severe.
Naturalmente, oltre al raffreddore ed ai sintomi correlati, l’influenza si riconosce per la presenza di febbre, brividi, malessere, dolori muscolari e nausea. Il virus dell’influenza A è soggetto a periodiche variazioni degli antigeni; le variazioni maggiori e più pericolose avvengono ogni 10-30 anni e sono responsabili di vere e proprie pandemie, trovando terreno fertile in un sistema immunitario che – non avendo mai incontrato il virus – risulta scarsamente attivo nei suoi confronti

Virus parainfluenzali umani

Gruppo di cinque specie di virus ad RNA a singolo filamento negativo, che presentano simmetria elicoidale e diametro di 150-250 nm. Nel bambino, provocano infezioni delle vie aeree superiori ed inferiori (laringotracheobronchiti o polmoniti), segnalate da sintomi come tosse grassa, dispnea (mancanza di fiato) e croup.
Contrariamente ai virus influenzali, non vanno incontro a variazioni antigeniche, per cui nel soggetto immune (adulto) provocano una sintomatologia modesta, perlopiù limitata al raffreddore o alla rinolaringite. Il tempo di incubazione è di 3-6 giorni.

Virus respiratorio sinciziale umano

È l’agente eziologico più importante delle infezioni respiratorie nel bambino, essendo il maggior responsabile della bronchiolite e della polmonite infantili. E’ un virus ad RNA, dal diametro di 120-300 nm, che presenta simmetria elicoidale. Nell’adulto provoca infezioni molto lievi o addirittura inapparenti.

Adenovirus

Tra le possibili patologie causate da adenovirus vi sono congiuntiviti, gastroenteriti, cistiti e polmoniti. Ancora una volta i soggetti più a rischio sono i bambini, mentre la malattia è più rara negli adulti. Gli adenovirus contengono DNA bicatenario, presentano una struttura icosaedrica ed hanno un diametro di 70-80 nm. Se ne distinguono cinque tipi sierologici umani.

Enterovirus

Virus ad RNA che – come il nome stesso ricorda – attaccano in prevalenza l’intestino tenue; più raramente l’infezione si sviluppa nell’apparato respiratorio, in netta prevalenza lungo le prime vie aeree
Molto spesso, questi virus attaccano individui deboli o dalle difese immunitarie compromesse, come bambini o persone in riabilitazione dopo una malattia od un trauma. A questo genere di virus appartiene anche il Poliovirus, agente etiologico della poliomelite.

Metapneumovirus

Genere di virus a singolo filamento negativo di RNA, avvolti da rivestimento lipidico. A questo gruppo appartiene il virus respiratorio sinciziale umano, già descritto come possibile agente eziologico del raffreddore. I metapneumovirus rappresentano la seconda causa di bronchiolite nei bambini, proprio dopo il virus respiratorio sinciziale.
Possono essere colpiti anche gli anziani e i soggetti immunodepressi.

Terapie contro il raffreddore

Attualmente non esistono farmaci o altri rimedi che siano stati definitivamente dimostrati capaci di ridurre la durata dell’infezione. Il trattamento comprende quindi esclusivamente un approccio sintomatico.
Misure utili possono essere il riposo, l’assunzione di liquidi per mantenere l’idratazione e gargarismi con acqua salata calda. Gran parte del beneficio del trattamento è comunque attribuibile all’effetto placebo. Innanzitutto, è bene ricordare che il raffreddore è causato da virus. Questo significa che, come per l’influenza e per tutte le malattie virali in genere, gli antibiotici non servono per curarlo, se non nel caso di complicazioni batteriche. Pertanto, prima di assumere un antibiotico è bene rivolgersi al medico che saprà valutare se è opportuna tale terapia.
Non esistono, invece, rimedi che agiscano sulla causa del raffreddore, almeno per ora, e tutti i farmaci impiegati agiscono sui sintomi, dando sollievo alle vie respiratorie: antinfiammatori, decongestionanti nasali, sciroppi per la tosse. Possiamo prepararci all’evenienza, guardando il semplice prospetto che spiega (in base alle 4 famiglie di virus conosciuti responsabili del raffreddore) il decorso e alcune particolarità. Sebbene non esistano cura specifiche per il raffreddore, è consigliabile, specie nelle prime fasi dell’infezione, utilizzare farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), come l’acido acetilsalicilico, per ridurre lo stato infiammatorio delle mucose nasali e tutti i sintomi ad esso associati.
Il meccanismo con il quale i virus del raffreddore ci infettano spiega anche come mai nella stagione fredda ci ammaliamo di più. Il freddo, infatti, non è per nulla l’agente scatenante della malattia, né rende più aggressivo il virus in questione, ma impedisce al nostro organismo di difendersi adeguatamente perché rallenta il movimento delle cellule ciliate e, di conseguenza, del muco, facilitando così la penetrazione dei virus del raffreddore: quando l’aria è troppo fredda, le ciglia non riescono a muoversi come dovrebbero e si creano le condizioni ideali per l’instaurarsi dell’infezione virale. L’uso quotidiano per brevi archi di tempo di nebulizzazioni di acido ialuronico è in grado di ristabilire la corretta clearance muco ciliare ripristinando un corretto drenaggio delle alte vie aeree, prevenendo ulteriori complicanze.
Studi in corso stanno dimostrando che un uso quotidiano di 2 nebulizzazioni sono in grado di migliorare la sintomatologia complessiva dei soggetti con notevoli risultati in termini di sensazione di respiro e d’ipertrofia della mucosa respiratoria.

In termini di prevenzione l’unica misura potenzialmente efficace per la diffusione del virus del raffreddore è l’adozione di precauzioni fisiche. Queste precauzioni comprendono il lavaggio delle mani e l’uso di mascherine protettive. La quarantena non è una strategia attuabile poiché la malattia è molto diffusa e i sintomi non sono specifici.
Allo stesso modo la vaccinazione non è facilmente attuabile, poiché vi sono moltissimi virus responsabili della malattia che, in più, mutano rapidamente. Lo sviluppo di un vaccino ampiamente efficace è quindi molto difficoltoso.
Lavarsi regolarmente le mani sembra essere efficace nel ridurre la trasmissione del virus del raffreddore, soprattutto tra i bambini. L’aggiunta di prodotti disinfettanti antivirali e antibatterici nel lavaggio mostra una certa utilità.
Indossare mascherine protettive quando intorno vi sono persone infettate è una strategia ritenuta efficace. Tuttavia, non vi sono prove sufficienti per ritenere che mantenere una maggiore distanza tra i soggetti sia un buon metodo di prevenzione.